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Cedolare secca nell'occhio del ciclone: si teme per i costi di affitto

Cedolare secca nell'occhio del ciclone: si teme per i costi di affitto
Idee & Consigli 02 Giugno 2022 ore 07:00

La cedolare secca è attualmente nell’occhio del ciclone, dato che soprattutto in tempi recenti ha svolto un ruolo fondamentale nel fare emergere numerosi contratti di affitto in nero.La cedolare secca è un regime facoltativo di cui si possono avvalere i proprietari di immobili affittati a scopo abitativo, laddove si sottopongono i canoni di locazione a una tassazione forfetaria del 21% (del 10% per i canoni concordati).

Pareri disomogenei nella maggioranza, dove il centro-sinistra vorrebbe alzarla dal 21% al 26%, rimarcando la sostanziale uguaglianza tra le tassazioni dei redditi prodotti dagli immobili e quelli generati invece dagli investimenti finanziari.

La cedolare secca si traduce in un vantaggio per gli inquilini che possono usufruire della detrazione dei canoni in sede di dichiarazione dei redditi e, contestualmente, delle tutele normative. Il proprietario dell’immobile è tenuto ogni anno a comunicare al Fisco se vuole avvalersi di tale regime. In tal caso, non può adeguare il canone all’indice dell’inflazione ISTAT.

Mettere in affitto un immobile comporta dei costi e la registrazione di un contratto di affitto entro 30 giorni dalla data di stipula. Questa procedura comporta degli step ben precisi che è preferibile conoscere a fondo prima di addentrarsi in un territorio sconosciuto a molti. In tal senso, può fungere da supporto la guida redatta dagli esperti di Dove.it, l’agenzia immobiliare online che vanta un’ampia gamma di servizi per chi intende vendere casa, e vuole farlo in maniera facile e veloce. Per la registrazione di un contratto di locazione è necessario allegare la copia del contratto di affitto.

Ma torniamo all’impossibilità di adeguare il canone all’indice dell’inflazione ISTAT qualora si scelga di avvalersi della cedolare secca. Se prima la cosa era quasi ininfluente a causa della bassa inflazione, oggi la situazione è ben diversa e il regime ordinario potrebbe rivelarsi più conveniente. Il regime ordinario, nonostante presenti un’aliquota al 23%, permette infatti di adeguare annualmente il contratto secondo il tasso d’inflazione. Inoltre, la sola possibilità di innalzamento della cedolare secca al 26% renderebbe ancora più appetibile la scelta del regime ordinario.

Parallelamente, però, va considerata la probabilità che molti proprietari tendano ad adeguare di anno in anno i contratti di locazione proprio per sfuggire alla cedolare secca. Il rischio più immediato sarebbe quello di un incremento dei costi di affitto a tutto discapito dei locatari.

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